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Cap.5.2 Cicloni e galassie. Buchi veri e buchi neri.

Cap.5.2  Cicloni e galassie. Buchi veri e buchi neri.

 

    § 4. Usiamo ora Olopoiema per calmare un nuovo stato di agitazione – quasi uno al giorno – nel quale piombano i mezzi di informazione investiti dalle mirabolanti notizie che vengono propinate loro generosamente dalle fonti scientifiche. Oggi, mercoledì 7 giugno 2000, è la volta degli immarcescibili “buchi neri”, riportati alla ribalta da tale John Kormendy dell’Università del Texas. Costui ne avrebbe individuati almeno 33, ciascuno al centro di una galassia, e si è messo a dissertare sul cosiddetto “seme” di buco nero, chiedendosi se questo germe malefico nasce con la galassia o se ne è invece un prodotto successivo.

   Ora noi mostreremo ai nostri lettori che cosa veramente ci può essere al centro di una galassia. Sarà per loro una sorpresa grandissima constatare dai grafici di Olopoiema e dal nostro commento esplicativo che al centro di una galassia può trovarsi un vero … buco, cioè letteralmente un vuoto, uno spazio privo o quasi di stelle, assolutamente incapace di divorare le stelle circostanti ma capacissimo di apparire attraverso segnali fuorvianti come un orco tale. Il fatto non è accessibile all’osservazione visiva, perché mascherato dalla materia stellare che normalmente avvolge il nucleo della galassia.

   Cominciamo col fare un ragionamento che sembra analogico, cioè di somiglianza, ed è invece eziologico, ossia di causa comune: è questo il senso effettivo della morfogenesi in natura, da noi ampiamente trattata nella sez.3. Ecco il ragionamento: Perché una galassia “somiglia” a un ciclone? La risposta è: perché ha una propagazione generatrice gravitazionalmente identica. Pertanto noi studieremo la struttura genetica di un ciclone per capire quella di una galassia, anche per le parti che – come abbiamo detto – ci sono nascoste.

   § 5. La propagazione di un ciclone a fortissima attrattività centripeta (determinata dall’abbandono del centro barometrico da parte dell’aria calda in fuga ascendente) presenta un rapporto a’/a prossimo a zero. Il risultato è un grande addensamento nuvoloso in direzione del centro, con “occhio” ciclonico ridottissimo, come quello delle trombe d’aria e dei “tornado” più violenti. Vediamone una rappresentazione con OLOPOIEMA, PROPAGAZIONE: in fig.10 il rapporto suddetto è dato come 0,05. Mentre la propagazione è oraria, col Nord sotto lo schermo, la materia – ovvero i nembi ciclonici – vortica, come sappiamo, in senso antiorario, col Nord sopra lo schermo: si tratterà quindi di un ciclone dell’emisfero boreale.

Fig.10

L’addensamento dei fronti d’onda si visualizza chiaramente, formando per sovrapposizione due spirali strutturate: una più fitta interna, relativa alla sorgente gravitazionalmente più intensa, e una esterna, relativa alla sorgente minore. Le spirali segnano la via gravitazionale di preferenza della materia nuvolosa verso l’occhio del vortice, qui ridotto a un piccolissimo tondino di spazio libero da materia, all’incrocio degli assi. La banda intermedia alle due spirali comprende la zona più perturbata dell’area ciclonica. La fig.11 corrisponde alla precedente, eliminandone il disegno delle onde (si tolga 1 in D2) , e mostra solo l’onda primitiva, col suo “orizzonte gravitazionale” in rosso e con i due percorsi spirali degli estremi diametrali delle onde.

Fig.11

   § 6. Aumentiamo ora nella raffigurazione del ciclone il valore del rapporto a’/a, facendolo pari a 0,3. Il risultato è in fig.12, questa volta con un ampio “occhio”, dove la perturbazione ondulatoria non è presente: è questa la spiegazione, ignota nella sua vera natura alla fisica ufficiale, della “calma” che caratterizza appunto l’occhio del ciclone. E’ inoltre più stretta la banda perturbata tra le due spirali.

Fig.12

 

Ripetiamo in fig.13 il procedimento di fig.11. Le figg.13 e 11 possono essere efficacemente ricalcate con una seconda “Propagazione” (altra nera), rimettendo 1 in D2, così da riottenere le rispettive figg.12 e 10.

Fig.13

   § 7. Facciamo crescere ancora il rapporto a’/a, portandolo a 0,6, ed ecco le figg.14 e 15, con un “occhio” più esteso e una banda perturbata più stretta tra le due spirali.

Fig.14

 

Fig.15

   § 8. In ciascuno dei tre esempi riportati, la densità della materia nuvolosa attirata nel vortice gravitazionale e la sua velocità rotatoria – velocità orbitale – intorno al baricentro del vortice (all’incrocio degli assi) aumentano progressivamente in direzione centripeta, toccando il massimo al limite dell’ “occhio” e praticamente annullandosi all’interno di esso.

I lettori avranno già capito dove si va a parare spostando l’analisi dal ciclone a una galassia, dal momento che questa differisce dal primo solo che alle goccioline d’acqua delle nuvole si sostituiscano le stelle.

Innanzitutto, bisogna precisare che i casi concreti non comportano mai, evidentemente, l’agire di una sola propagazione, come nella nostra esemplificazione, ma di molteplici di esse, con onde primitive diversamente elongate intorno al baricentro, tra le quali si può considerare un rapporto a’/a prevalente.

Ciò premesso, poiché le leggi di composizione escludono che tale rapporto sia zero, all’interno di qualsiasi sistema gravitazionale densità e velocità orbitali raggiungono un massimo in prossimità del baricentro, rimanendo sempre immensamente al di qua delle farneticazioni su collasso gravitazionale, stelle di neutroni, buchi neri e fantasie consimili.

Al centro di qualsiasi corpo celeste si deve configurare, quindi, un più o meno esteso “occhio” del rispettivo vortice gravitazionale: a seconda del rapporto complessivo a’/a, esso può risultare estremamente ridotto (rapporto prossimo a zero), con alta densità della materia fin quasi al baricentro del sistema, oppure di maggiore vastità, crescendo tale rapporto verso l’equintensità delle sorgenti. A differenza della sua visibilità nel caso del ciclone, le galassie lo nascondono quasi costantemente a causa dell’alone galattico, con la diffusa presenza di stelle anche al di sopra del disco lungo il suo asse polare.

Le stelle circostanti l’ “occhio” d’una galassia possono bensì manifestare, per le particolari condizioni di densità e alte velocità rotatorie che le caratterizzano, fenomeni di intense emissioni X e gamma, che però non sono assolutamente prova di buco nero, più di quanto non lo sia lo zucchero che brilla intorno al buco d’una ciambella.

Fig.16

 

 Ecco il possibile schema di una galassia – o di un ciclone complesso -, disegnato da Olopoiema, con tre propagazioni elongate tra loro di 120°, generate da tre diversi ma vicini rapporti a’/a (0,2; 0,25; 0,3), i cui rispettivi input forniamo nella fig.17 (sottoprogramma “Propagazione” grigia, verde, nera). Le bande spirali, create dalla intersecazione e dall’affollamento dei fronti d’onda (come si vedrà bene operando direttamente con Olopoiema), sono perciò la strada gravitazionalmente preferenziale della materia che s’invortica: le stelle della galassia, le nuvole del ciclone. Il baricentro del sistema presenta molto chiaramente l’ “occhio” di cui abbiamo parlato, libero dalle onde di propagazione e quindi dal “peso” della gravitazione dell’intero sistema: un buco vero, che è l’esatto contrario di un buco nero.

Fig.17 a

 

Fig.17 b

 

Fig.17 c

 

Alla luce di queste considerazioni, ecco il “buco nero” che anche noi andiamo a scoprire al centro di un ciclone tropicale dell’emisfero boreale (Enciclopedia del Novecento, dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, alla voce “Meteorologia” di Giorgio e Maurizio Fea) e se ne osservi la straordinaria corrispondenza con lo schema costruito da Olopoiema in fig.16:

Fig,17-2

 

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