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Capitolo 3.12 Il genoma.

Capitolo 3.12  Il genoma.

   § 1. I giornali di martedì 27 giugno 2000 hanno un titolo assolutamente dominante in prima pagina: riguarda l’annuncio dato il giorno prima da Clinton della avvenuta “mappatura del genoma umano” ad opera di due gruppi di specialisti uno pubblico e uno privato.

La fisica unigravitazionale mostrerà ancora una volta, in questo capitolo, l’immensa differenza che intercorre tra la sua potenzialità ai fini di un progresso decisivo della conoscenza in campo teorico e pratico e il procedere empirico, si potrebbe dire “a tentoni”, della scienza accademica, nonostante i grandi risultati tecnici della ricerca. Si presuppongono noti gli elementi cognitivi essenziali, sotto tale profilo, del problema che trattiamo.

   § 2. Diamo, innanzitutto, subito la prova che il DNA obbedisce nella sua formazione e struttura alla nostra “equazione cosmologica”, di cui è strumento il programma OLOPOIEMA, offerto in uso ad ogni lettore.

Osserviamo preliminarmente ciò che abbiamo sempre rilevato a proposito del carattere quasi soltanto descrittivo ed enumerativo delle dottrine ufficiali nei vari campi del sapere. La mappa dei geni, priva di una reale conoscenza delle loro intime leggi operative – salvo sporadiche acquisizioni di pura ingegneria genetica – è del tutto analoga alle carte della geografia medievale, che al centro di terre sconosciute poneva l’avvertenza Hic sunt leones (“qui ci sono i leoni”). Parimenti, il “sequenziamento” ottenuto dei segmenti genici nel genoma umano è simile al complesso di lettere e parole di una lingua come quella etrusca, che in assenza di una grammatica solo molto raramente sono interpretabili in un contesto significativo.

In effetti, il computer usato tradizionalmente ha bensì potuto “vedere” e “descrivere” come in fig.1 la struttura del DNA sia in sezione trasversale (a sinistra), come un poligono stellato, sia in sezione longitudinale (a destra), come doppia elica, ma ne ignora assolutamente la “ragione naturale”.

Fig.1

 

Al contrario, l’ “equazione cosmologica”, oltre a riconoscere subito come basilarmente proprio il rapporto di sezione aurea tra lato e raggio del decagono regolare, costruisce – invece di vedere soltanto – la sezione trasversale del DNA con assoluta, sbalorditiva fedeltà di copia rispetto alla forma naturale (fig.2 b: valori di OLOPOIEMA , sottoprogramma STRUTTURE RAGGIATE, in fig.3).

Fig.2 a

Fig.2 b

   § 3. Il “rosone” di fig.2 b ci dà la sola spiegazione – quella unigravitazionale, appunto – della struttura del DNA, che la scienza accademica si limita a descrivere.

I vertici dei dieci “petali” sono, come si vede, i punti di incrocio di linee di forza spirali di venti propagazioni, dieci orarie e dieci antiorarie. Essi non sono complanari allo schermo, come sembra dalla sezione trasversale della doppia elica, bensì sono i vertici di dieci pentagoni sovrapposti su altrettanti piani e ruotati di 36 gradi ognuno rispetto al successivo, così da formare in sezione trasversale una figura decagonale: poniamo che siano tutti al di sotto dello schermo.

I due filamenti paralleli della doppia elica sono costituiti ciascuno da una catena alterna di residui di desossiribosio (uno zucchero) e di gruppi fosfato: lo zucchero si aggancia gravitazionalmente mediante un atomo di ossigeno al vertice di un petalo, che lo tiene in equilibrio tra le direzioni attrattive del sistema, e quindi al vertice del pentagono terzo successivo ruotato di 72 gradi, e così via; il gruppo fosfato, lungo lo stesso filamento, lega tra loro i residui di zucchero consecutivi. L’altro filamento presenta la stessa catena spostata di un piano e di 36 gradi rispetto al primo filamento.

E’ fondamentale il fatto che le due catene presentano polarità opposta: sono, cioè, antiparallele. Questa, come sappiamo, è la condizione ottimale per l’aggancio gravitazionale tra due sistemi. I quali, infatti, si lanciano su ciascun piano, per via di composizione ondulatoria, i ponti costituiti dalle quattro basi, appaiate due a due: timina e adenina, citosina e guanina.

   § 4. La nostra esposizione contiene, naturalmente, gli stessi dati offerti da una trattazione accademica dell’argomento. Si constaterà che la differenza è enorme: solo la fisica unigravitazionale dà la motivazione eziologica di quei dati, in aggiunta alla descrizione empirica della scienza corrente, facendola derivare da una equazione cosmologica, che abbraccia tutte le strutture dell’universo fisico.

   § 5. Abbiamo finora semplificato, per chiarezza, la geometria di base del DNA. Precisiamo adesso che i pentagoni costruttivi della doppia elica, di cui si è prima detto, devono riguardarsi in realtà, nello spazio tridimensionale, come la faccia superiore di ideali dodecaedri (solido a dodici facce pentagonali), non sovrapposti ma incastrati l’uno nell’altro. Infatti il fenomeno di formazione è teoricamente onnidirezionale, come appunto le facce pentagonali del dodecaedro, ma si sviluppa in una direzione prevalente a causa di una traslazione assiale del baricentro del sistema.

Concludiamo con una notazione interessante. Il primo oggetto lanciato dall’uomo sulla Luna aveva forma di semplice dodecaedro: ciò fu ad opera dell’Unione Sovietica. Uno strano destino ha voluto che il simbolo più astratto ma anche il più idealmente significativo dell’attività della mente umana sia stato inviato al di là dei confini della Terra da una società programmaticamente materialistica. Al contrario, il messaggio conoscitivo della nostra civiltà verso probabili civiltà extraterrestri venne affidato figurativamente alla coppia uomo-donna della targa del Pioneer 10, in mezzo a un mucchio di strafalcioni (le presunte posizioni delle inesistenti pulsar), da una società, quella americana, che si proclama idealistica: In God we trust. In Dio confidiamo. E nella pena di morte.

E, giacché ci siamo col genoma, anche nello scempio degli embrioni umani.

 

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