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Capitolo 3.9 La strutturazione gravitazionale.

Capitolo 3.9  La strutturazione gravitazionale.

    § 1. Non potrebbero esistere “corpi” senza il verificarsi dei tre principali fenomeni di campo – composizione ondulatoria, pulsazione, interincidenza – che creano intorno alle sorgenti gravitazionali “luoghi geometrici” sferici spazialmente fissi (in senso medio e relativo) di forte intensità attrattiva, dove perciò la materia gravitante va ad addensarsi: si strutturano, così, sistemi – o “corpi” – a livelli crescenti di grandezza entro i vincoli gravitazionali di sistemi via via più estesi.

Una fisica che ignori questa legge formativa, non ha nessuna possibilità di “capire” veramente la natura.

   § 2. Ne segue che le figure di propagazioni ondulatorie da noi date in sede teorica, mentre disegnano successioni di onde prive di reale fissità, tranne i baricentri geometrici, possono concretamente rappresentare corpi veri e propri come “calchi” materiali di quelle propagazioni, con maggiore o minore approssimazione rispetto alla geometria teorica del campo ondulatorio. Ovviamente, le superfici sferiche di strutturazione – da composizione, pulsazione o interincidenza – sono di gran lunga inferiori di numero rispetto alle onde gravitazionali passanti che in esse “scaricano” la materia gravitante, dando forma ai corpi. E’ ciò che definiamo “morfogenesi“.

Ne segue ancora che il riconoscimento che i lettori avranno certamente fatto e faranno – nei nostri continui disegni di leggi di propagazione – di strutture naturali a loro molto familiari (citiamo alla rinfusa: conchiglie, cicloni, galassie, fiori, foglie, insetti, cristalli, forme “a cuore”, echinodermi “a stella” o a simmetria bilaterale, gemelli nell’utero, fino alla conformazione generale del cervello e dello stesso corpo umano) non rivela “somiglianze” o analogie, ma risponde precisamente alla legge universale di strutturazione gravitazionale, oggetto di questo capitolo.

   § 3. La materia gravitante nel campo di un sistema che si va strutturando si addensa nelle superfici di strutturazione (sfere spazialmente localizzate di composizione, pulsazione e interincidenza) secondo alcune modalità tipiche di qualsiasi campo gravitazionale. Per praticità, continueremo a chiamare “onde” e “fronti d’onda” tali superfici a causa della loro apparenza grafica.

Se osserviamo la figura del nostro logo e tutte le altre consimili, vi riscontriamo con evidenza la banda spirale di infittimento delle intersecazione dei fronti d’onda sferici, la quale costituisce, quindi, una via preferenziale di scorrimento della materia gravitante verso l’ “occhio” del vortice gravitazionale, attraverso piccoli archi d’onda e i punti di intersecazione. Sappiamo infatti che la materia può scorrere gravitazionalmente solo lungo superfici continue di onde.

Nella composizione ondulatoria tra due sorgenti gravitazionali eccentriche, le bande spirali sono due, una per ogni sorgente genitrice, e una terza per la propagazione figlia, se questa è eccentrica. Se la propagazione figlia è concentrica e complanare (piano equatoriale comune per tutte le onde), le bande di scorrimento sono solo quelle delle sorgenti genitrici, dal momento che i fronti d’onda d’una concentrica complanare non si intersecano. Se però la concentrica è in traslazione, si verifica intersecazione tra i fronti d’onda e in tal caso le bande di scorrimento della propagazione figlia seguono le spirali di Archimede.

   § 4. Ma veniamo alla modalità più significativa della strutturazione gravitazionale, rappresentata dalle “linee di forza”, che non hanno nella fisica ufficiale alcuna motivazione che le privilegi come tali lungo superfici ondulatorie continue. Nessun fisico è in grado di spiegare la discontinuità tra le caratteristiche e comunissime linee curve secondo cui si dispone la limatura di ferro attorno a un magnete.

Si tratta, in realtà, delle circonferenze di intersezione tra successive superfici sferiche di strutturazione, come sopra definite: circonferenze spazialmente fisse come le superfici stesse. A quanto anticipato nel cap.3.5 ( Il campo magnetico fondamentale), facciamo seguire ora l’illustrazione anche grafica del fenomeno delle “linee di forza” in un campo magneto-gravitazionale non fondamentale, cioè nel caso in cui il rapporto a’/a sia tra 0 e 1.

§ 5. Torniamo al citato cap.3.5 e alle sue figure 7 e 9, che vengono qui riprodotte rispettivamente nelle figg.1 e 2. Abbiamo eliminato dalla prima le onde passanti, lasciando la proiezione equatoriale delle circonferenze intersettive, rappresentata dai segmenti dei loro diametri, in funzione – come s’è detto – strutturante.

Non occorre suggerire all’intelligenza dei lettori (che non siano grossi fisici di incallita professionalità) che, ampliando e complicando il disegno di fig.1 con le innumerevoli propagazioni di un corpo reale, elongate di svariatissimi angoli rispetto alle due disegnate, i segmenti diametrali che risulteranno tracciati mostreranno la convergenza nel polo Nord magnetico del corpo in rosso (Sud dei moti gravitazionali centripeti) delle su definite linee di forza, che in una sezione polare daranno l’immagine approssimativa di fig.2.

Fig.1

 

(Si fanno sparire dal disegno le onde passanti azzerando D2 nella finestra degli input).

 

Fig.2

 

    § 6. La fig. 2 dà ragione di una evidentissima modalità di tutti gli addensamenti gravitazionali di sufficiente rilievo, e anche di una particolarità termodinamica del nostro Sole della quale l’astrofisica ufficiale ignora assolutamente la causa. L’infittimento ai poli delle linee di forza e il loro diradamento progressivo col decrescere della latitudine sono il motivo dello schiacciamento polare dei corpi celesti e della loro espansione equatoriale: i poli sono infatti il luogo geometrico del prevalere dei moti di collisione centripeti; l’equatore quello della prevalenza dei moti orbitali e centrifughi verso i campi gravitazionali esterni.

 Ma ecco la straordinaria motivazione d’un fenomeno apparentemente inspiegabile: le calotte polari del Sole sono più “fredde” delle zone restanti. La materia solare, infatti, è animata da moti reciproci meno veloci e violenti a causa della sua costrizione entro linee di forza più fitte che nel resto dell’astro. Pongano i lettori lo stesso problema al premio Nobel per la fisica di quest’anno e si divertano alla sua risposta.

   § 7. Riprendiamo l’argomento sospeso alla fine di § 4: quello delle linee di forza in un campo gravitazionale con rapporto a’/a diverso da zero. Nelle due figure successive metteremo a confronto il caso già considerato del campo fondamentale (rapporto a’/a=0 o approssimativamente eguale a zero) e quello di un campo con rapporto via via maggiore di zero, fino ad a’/a=1 (propagazione concentrica).

Nella fig.3 riproduciamo ingrandite (R0=120, invece di 40) le prime quattro onde della fig.6 di cap.3.5 e con a’/a=0 (approssimativamente, come del resto è necessario per i calcoli del computer).

Fig.3

 

Si evidenziano, in proiezione nei loro rispettivi diametri sul piano dello schermo (piano equatoriale), le tre circonferenze intersettive tra onde consecutive: esse sono tangenti all’asse di propagazione (perpendicolare allo schermo nel punto di convergenza dei diametri intersettivi), come si vede in fig.2 su un piano polare. Il processo sarà più chiaro, se i lettori useranno personalmente il sottoprogramma PROPAGAZIONE, cliccando quattro volte AVANTI.

Se poniamo a’/a>0 – per esempio 0,3 in AA della finestra degli input -, il risultato geometrico sarà quello di fig.4 (abbiamo aggiunto gli assi cartesiani, il cui incrocio è il baricentro di propagazione).

Fig.4

 

Ora le circonferenze intersettive, sempre proiettate nei loro diametri, non sono più tangenti all’asse (perpendicolare allo schermo nel baricentro di propagazione), ma si intersecano tra loro perifericamente, su piani tra loro obliqui, perpendicolari a quello equatoriale e susseguentisi lungo la spirale.

   § 8. Il discorso che ci accingiamo a fare sul significato fisico delle figg.3 e 4 sarà una delle manifestazioni più straordinarie della potenza analitica della fisica unigravitazionale, grazie allo strumento matematico costruito da essa col programma OLOPOIEMA. Abbiamo più volte sottolineato, a proposito della morfologia naturale, la differenza fondamentale tra la mera funzione descrittiva delle scienze correnti, incapaci di pervenire a spiegare l’intima eziologia delle strutture – in particolare, di quelle biologiche -, e la motivazione assoluta che di tali strutture dà la nuova fisica con una equazione unica, negli esempi più disparati e apparentemente tra loro non correlabili.

   § 9. Si faccia ora attenzione: il valore delle correlazioni causali operate dalla fisica unigravitazionale nei diversi ambiti delle leggi di natura non sta tanto nella spiegazione unitaria delle linee più generali di tali ambiti, quanto nell’unificazione a denominatore comune dei dettagli più particolari di differenti e apparentemente non comparabili campi di fenomeni. Operazione del tutto impossibile per qualsiasi teoria che non sia uno specchio rigorosamente fedele dell’intera natura. Una tale capacità di analisi è stata già abbondantemente verificata dai lettori in tutto il vastissimo materiale già presente nel sito: se ne darà ora un ulteriore importantissimo esempio.

Leggiamo nella EST Mondadori alla voce “Molluschi”:

“La conchiglia è generalmente costituita da tre strati: quello esterno, il periostraco, è fatto di una sostanza simile alla chitina (conchiolina), gli altri due presentano un reticolo di conchiolina impregnato di carbonato di calcio. Il più esterno di essi (ostraco) presenta prismi di carbonato di calcio perpendicolari allo strato più interno (ipostraco) che è invece lamellare. L’aspetto interno della conchiglia dei Lamellibranchi e dei Gasteropodi è spesso porcellanaceo o addirittura madreperlaceo.”

Applicheremo ora la nostra equazione cosmologica tramite il programma OLOPOIEMA a questa particolarissima descrizione, partendo – come si era preannunciato – dalle precedenti figg.3 e 4, che assumeranno quindi un formidabile significato morfogenetico.

   § 10. Torniamo alla fig.4, portandone in fig.5 il rapporto a’/a (input AA) al valore 0,566, che – come vedremo – è quello costitutivo della conchiglia del Nautilo (angolo costruttivo 22,5°), e sviluppiamo il processo oltre le prime quattro onde della fig.4, senza gli assi cartesiani: abbiamo abolito le onde passanti (azzerare input D2), lasciando solo le circonferenze intersettive di strutturazione proiettate nei loro diametri. Sappiamo che esse sono “linee di forza”, ora non più tangenti all’asse di polarizzazione come nel campo magnetico fondamentale (a’/a=0), ma periferiche lungo la spirale (§ 7). (Consigliamo ai lettori di costruirsi loro stessi la figura col sottoprogramma PROPAGAZIONE, cliccando ripetute volte AVANTI, per rendersi visivamente conto del procedimento.)

Fig.5

 

Lo strato lamellare interno della conchiglia è costituito dalle intersecazioni successive dei piani delle “linee di forza” circolari lungo la spirale, dove l’infittirsi delle lamelle provoca l’effetto madreperlaceo della conchiglia, qui rappresentato dalla densità della spirale risultante da tali intersecazioni. I prismi calcarei dell’ostraco sono formati dal divergere incrociato dei piani lamellari, rispetto ai quali risultano approssimativamente perpendicolari e paralleli tra loro. La figura presenta un’apparente esagerazione grafica della stratificazione dell’ostraco, dovuta al fatto che lo spessore circostante alla spirale è in realtà gravitazionalmente efficace solo a brevissima distanza dalla spirale di addensamento delle lamelle. Lo strato più lontano da questa è il periostraco, fatto solo di sostanza organica (conchiolina): la meno “pesante” gravitazionalmente. Il processo temporale di accrescimento degli strati va secondo la crescita delle linee di forza sui piani lamellari: dall’interno, il più giovane – all’esterno – il più vecchio -.

Domandandoci quale altra ipotesi di tipo universale sia capace di scendere fino a questi minuti dettagli naturalistici e ai nuovi che aggiungeremo – facendo anche il conto di quanti altri fenomeni di ogni campo e grandezza hanno avuto una spiegazione unitaria dall’equazione cosmologica della nuova fisica -, proseguiamo nella definizione fisica dei caratteri strutturali della conchiglia, come di alcune particolarità biologiche dei Molluschi.

   § 11. La prima ovvia osservazione è che un organismo complesso non si struttura secondo un’unica propagazione, come apparirebbe dalla fig.5, ma in forza di un numero enorme di propagazioni con rapporti a’/a diversissimi: da 0 (fotone, propagazione fondamentale) a 1 (sorgenti equintense, propagazione concentrica).

Per il momento, aggiungiamo a fig.5 le onde passanti, che avevamo omesse lasciandovi solo le circonferenze intersettive di strutturazione. Con 1 in D2 nella finestra degli input, avremo allora la fig.6.

Fig.6

 

L’addensamento dei fronti d’onda passanti lungo la spirale esterna mostra la via gravitazionale di scorrimento in senso orario centripeto della materia esterna nel vortice della propagazione. Ne deriva la fissazione di quella materia nelle linee di forza costituite dalle circonferenze intersettive, e quindi la strutturazione della conchiglia secondo le modalità descritte al paragrafo precedente.

La banda spirale esterna, di conseguenza, è solo la rete viaria seguita in maniera fluida dalla materia attratta nell’organismo in formazione, mentre la spirale interna – con le linee di forza che vi fanno capo – è quella di reale strutturazione del corpo di cui parliamo.

   § 12. Nella fig.7, usando il sottoprogramma PROPAGAZIONE GRIGIA coi valori dati nella finestra degli input (R0=30, invece di 120), aboliamo le onde passanti (azzerare D2), disegnandone solo i raggi di spirale (3 in W), al posto delle circonferenze intersettive.

 

Fig.7

 

Sul guscio esterno della conchiglia, tra la banda spirale di scorrimento di fig.6 e la triplice stratificazione di fig.5, compare la suddivisione per piccoli archi linearmente eguali (0 in D1) della superficie del guscio in tante circonferenze massime polari delle onde, qui viste come funzionalmente strutturate – non passanti – per interincidenza.

I raggi di spirale, infatti, sono tracciati in corrispondenza di tali circonferenze, delle quali sono la proiezione parziale sul piano equatoriale della propagazione (quello dello schermo; la proiezione totale sarebbe rappresentata dai diametri). Esse – che nella realtà naturale sono “schiacciate” dal fenomeno di cui al § 6 – disegnano il limite gravitazionale progressivo della propagazione verso l’esterno, costituendo i successivi margini circolari della struttura propagata della conchiglia, distanziati per archi eguali, come si è visto accadere nel fenomeno della interincidenza.

   § 13. I lettori si saranno abituati a passare idealmente da una proiezione equatoriale della propagazione a una polare e viceversa, senza bisogno di una continua visualizzazione grafica di tale passaggio: la visione su piano polare si ottiene, peraltro, ponendo 2 in D2 e azzerando D3, perché la spirale in proiezione polare è una retta. Nella fig.8 i raggi di spirale non sono separati da archi linearmente eguali, come nella precedente, ma da angoli eguali di 22,5° (22.5 in TE e 1 in D1), e non sono proiezioni equatoriali di linee circolari, ma una ripartizione solo geometrica dell’interno della conchiglia in settori equiangolari. La fig.9 è la sovrapposizione della fig.8 alla 7.

 

Fig.8

 

Fig.9

 

   § 14. Possiamo ora completare l’analisi della struttura gravitazionale della conchiglia (in questo caso, quella di un Nautiloide), usando un sottoprogramma apparentemente eterogeneo rispetto a quello di una singola propagazione, e cioè STRUTTURE RAGGIATE. In realtà, quest’ultimo – come è chiaro – è solo un multiplo del sottoprogramma principale di OLOPOIEMA, che è PROPAGAZIONE, con altre opzioni: come la duplicità contemporanea del senso orario e antiorario e la possibilità pluridirezionale della traslazione del baricentro di campo. Nella fig.10 le onde di propagazione sono strutturate dalla pulsazione (angolo di intervallo costante T nella finestra; v. fig.8), invece che dalla interincidenza (arco lineare di intervallo costante: § 12). La fig.11 è la sovrapposizione della fig.10 alla 9.

Fig.10

 

Fig.11

 

Dalla finestra degli input si rilevano il rapporto a’/a = 0,566 e il relativo angolo costruttivo A della spirale pari a 22,5°. Il distanziamento costante T dei settori equiangolari è egualmente di 22,5°.

Il raggio limite RA segna, appunto, il confine gravitazionale progressivo dell’accrescimento dell’animale ed aumenta con la crescita stessa fino a un valore massimo determinato.

Il baricentro di campo presenta un moto traslatorio lungo la spirale (1 in TT), del valore indicato in UTS.

   § 15. Si osservino, infine, le concavità delle onde pulsate nel senso centripeto della conchiglia: è in esse che si addensa soprattutto la materia, attratta nel vortice gravitazionale, ed è questa la genesi dei setti divisori emisferici, caratteristici di questo tipo di molluschi.

Nelle Ammoniti fossili, peraltro, la crescita dell’animale e il suo trasferimento da una camera a una successiva esterna (“camera di abitazione”) esercitavano un’azione di “aspirazione” sulla materia che si depositava verso l’interno della spirale, creando per ciascun setto una “bolla” centrifuga di materia sull’onda pulsata, invece che centripeta, con la convessità rivolta in avanti. Di conseguenza, il sifone si dislocava da una posizione tendenzialmente mediana (come nei Nautiloidi) alla periferia delle “bolle”.

La fisica unigravitazionale si dimostra, così, ancora una volta la sola capace di scendere fino alle intime radici eziologiche della morfogenesi naturale.

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