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Capitolo 3.2 L’equazione ortodinamica.

Capitolo 3.2   L’equazione ortodinamica.

(Correzione della formula di gravitazione universale di Newton)

   § 1. Chiariamo ora il significato preciso dei valori a e a’ (intensità gravitazionale), che sono a fondamento della nostra equazione universale. Cercheremo così di fare uscire i fisici contemporanei, vanamente impegnati nella “grande unificazione” delle forze, dallo stato di fibrillazione in cui versano, quando si affannano a sostenere che la forza di gravitazione avrebbe un’intensità circa 1040 volte inferiore alle forze dell’ambito atomico-nucleare e ciò – oltre a varie altre presunte diversità che abbiamo tutte smontate nella sez.2 – la renderebbe terribilmente ostica a farsi unificare alle altre forze: di qui la necessità di un acceleratore di dimensioni galattiche per verificare un tale prodigio (vedi il n.376 di LE SCIENZE, dicembre 1999).

I fisici contemporanei credono di poter misurare la gravitazione subatomica – essendo impossibile farlo strumentalmente – con la formula newtoniana, che fa interagire le nude masse dei corpi e dà quindi per la forza gravitazionale tra particelle valori piccolissimi, come sono appunto le loro masse.

   § 2. In realtà Newton, nei suoi Principia, affronta il problema in modo puramente geometrico, sulla scia delle leggi empiriche di Keplero, ignorando naturalmente ciò che noi oggi abbiamo portato alla luce: ossia le leggi “fisiche” dell’ondulazione gravitazionale e del suo incremento esponenziale, non lineare, col fenomeno della concentrazione ondulatoria. In questo senso agiscono, infatti, come fattori di tipo esponenziale del campo unigravitazionale due condizioni della materia: la densità e la polarizzazione. Quanto più alta è la densità e più concorde la polarizzazzione, tanto più le onde sono portate a fondersi sfericamente tra loro e a potenziare progressivamente l’effetto gravitazionale complessivo. E poiché queste due condizioni sono di gran lunga più spinte nell’ordine atomico-nucleare rispetto a quello macrocosmico, ciò significa che è folle usare per la gravitazione relativa a quell’ambito una formula che ne prescinde. Questa è approssimativamente valida per il macrocosmo, solo perché qui tali condizioni sono assai meno sensibili e influenti che nel microcosmo.

   § 3. Presenteremo dunque una formula-modello a carattere unitario, con esempi numerici che servono a indicare la strada che si dovrà percorrere per una esatta valutazione dinamica dei fenomeni naturali di ogni livello. Sarà apparso chiaro, infatti, ai nostri lettori che l’ equazione cosmologica sovrintende alla morfologia delle strutture dell’universo e non valuta la forza attrattiva tra i corpi, ma solo il rapporto tra le rispettive intensità gravitazionali, e disegna la geometria ondulatoria che ne consegue. Per essa non contano, quindi, i valori assoluti di a e a’ ma solo, appunto, il rapporto gravitazionale a’/a tra sorgente minore e quella di riferimento, variando tale rapporto da 0 a 1.

   § 4. Partiamo allora dalla formula newtoniana della gravitazione, integrandola successivamente con i parametri che le mancano: densità (d) e polarizzazione (p).

                                                  F = G (mm’/r2)     (1)

G è la cosiddetta “costante di gravitazione”, calcolata da Cavendish nel valore numerico approssimativo 6,67. Ne abbiamo ricordato la grande imprecisione nell’articolo La gravità e le altre “forze” del 1973, riprodotto qui nella sez.4: un riferimento fondamentale di questa discussione per la problematica generale sulla gravitazione che vi è contenuta.

Riscriviamo quella formula con i nostri valori di intensità gravitazionale a e a’, al posto delle masse m e m’, e coi parametri integrativi d e p di m,   d’ e p’ di m’.

                                                      F = K (aa’/r2)    (2)

Essendo

                                           a = m*10 x*10 y; x = f (d); y = f (p)

                                            a’ = m’ *10 x*10 y; x = f (d’); y = f (p’)

Sostituendo G con K (lettere sempre convenzionali), si toglie a G il carattere di universalità che già di per sé non poteva avere sia per l’imprecisione risaputa, sia per la limitazione della sua valenza al solo ambito macrocosmico. Il nuovo contrassegno K è, invece, un coefficiente di proporzionalità variabile da ordine a ordine di fenomeni e da sostanza a sostanza.

Il valore a è la massa – antica quantità di materia, numero di particelle elementari componenti il corpo – moltiplicata per due fattori esponenziali: uno relativo alla densità, nel quale l’esponente x è funzione di essa; l’altro relativo alla polarizzazione, con esponente y funzione della stessa. Uguale discorso per a’.

    § 5. Risulta ora straordinariamente evidente che, se nel macrocosmo si trascurano sia la densità mediamente bassa della materia sia la polarizzazione mediamente incoerente, azzereremo gli esponenti x e y dei relativi fattori, ed essendo 100 = 1 ne deriverà:

a = m                     a’ = m’

Si tornerà così dalla (2) alla (1), cioè alla formula newtoniana, e un esperimento condotto con metodo inadeguato come quello di Cavendish darà K = G, con una imprecisione insanabile, dovuta all’aver trascurato dei parametri che, quantunque poco sensibili nel macrocosmo, non sono tuttavia irrilevanti. In realtà x e y non sono nulli, ma maggiori di zero, anche se di pochissimo.

Ma, di contro, nell’ordine atomico-nucleare si è visto che, per esempio, la densità del protone è più di 3*1015 volte quella dell’acqua e la sua polarizzazione può dirsi assoluta. E’ lecito, quindi, facilmente ipotizzare, esemplificando, che per la sua massa x e y valgano 10 e che, di conseguenza, nell’interazione tra due protoni nel nucleo il prodotto aa’ valga 1040mm’. Lo scarto tra la forza nucleare conosciuta e la gravitazione newtoniana di nude masse è dunque perfettamente giustificato.

N. B. La forza misurata nell’interazione tra due corpi è sempre quella attrattiva, la sola reale, fenomenicamente iniziale, a prescindere dall’esito triplice di collisione, orbitazione o fuga.

   § 6. La nostra formula, tuttavia, ci chiarirà innumerevoli altre situazioni di carattere particolare. Sempre in maniera esemplificativa, riguardo alla “gravità” del neutrone, assegneremo per la sua massa un valore alto a x, essendo la densità dello stesso ordine di quella del protone, e uno basso a y, per l’incoerenza della sua polarizzazione (da cui il carattere neutro della particella): ci spiegheremo così i vari comportamenti reali del neutrone nei fenomeni dell’atomo. Lo stesso faremo col neutrino rispetto al fotone, in un capitolo successivo.

 Analogamente, nel macrocosmo, per l’interazione tra una sbarra magnetizzata e una inerte ci guarderemo bene dal ricorrere a una forza diversa dalla gravitazione, essendo il campo magnetico niente altro che un campo gravitazionale ad alta polarizzazione. Ci basterà attribuire ad entrambe le masse un x prossimo a zero, come per la densità della materia normale, ma un y alto – molto meno, tuttavia, che nel caso delle particelle – alla prima e quasi nullo alla seconda.

   § 7. Ognuno vede che, con tale analisi, la formula della gravitazione newtoniana, la legge di Coulomb e quella convenzionale dell’interazione tra poli magnetici, già analoghe nella forma, sono rese perfettamente intercomunicanti e ricondotte a una sola forza universale: la gravitazione.

I fenomeni disorganici rispetto alle fasce distinte cui si riferiscono le formule tradizionali – come “elettricità liquida”, fusione fredda, violazione del cosiddetto “principio di equivalenza”, ecc., discussi pure in questo sito -, mentre rientrano a pieno diritto in questa nostra sistemazione fisico-matematica, restano incorrelabili e incomprensibili nell’ottica corrente, che avanza coi paraocchi in un labirinto di infiniti vicoli, tutti inesorabilmente ciechi.

 

N. B. Chiameremo “EquazioneOrtodinamica” quella ora descritta, a correzione della legge newtoniana. Uniamo quindi in una sola rappresentazione le due equazioni – l Equazione Cosmologica e la presente Ortodinamica, riformulata in un modello sintetico, con la relazione tra le due circa il valore di a e a’. Possiamo affermare come indubitabile conclusione che il quadro che ne segue contiene l’intero Universo nelle sue strutture e nella sua dinamica:

 

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