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B) Magnetismo e calore (Parte terza).

B) Magnetismo e calore (Parte terza).

 

Il calore come reattivo biologico: la febbre. La profilassi naturale dei tumori.

  PREMESSA.

Lo studio ora fatto della termodinamica su basi unigravitazionali ci dà lo strumento scientifico per affrontare in modo assolutamente oggettivo, senza implicazioni emotive, il problema del cancro, cui abbiamo accennato nella premessa a “Magnetismo e calore”.

IL MATTINO di Napoli del 30 gennaio 1998 aveva una vignetta di Marassi su Di Bella. C’è la caricatura del professore, il quale con la mano levata fa spruzzare una siringa e proclama: “Il mio metodo guarisce dal cancro, dall’Alzheimer, dalla sclerosi, dal malocchio e fa vincere al lotto”.

Il vignettista interpreta un atteggiamento tipico non solo della medicina, ma di tutta la scienza moderna, costituzionalmente incapace di stabilire correlazioni tra fenomeni apparentemente diversi, ma a cui è spesso sottesa una causa comune. L’ufficialità medica si è sentita, infatti, subito in dovere di esprimere il suo ironico scetticismo su un tizio, il quale sostiene l’efficacia del suo ritrovato per tre malanni differenti, che essa cura in modo distinto e separato.

Noi invece, pur non potendo ancora esprimerci con sicurezza sulla specifica validità della cura Di Bella, diciamo subito, in base a una nostra analisi risalente al 1971 e che qui pubblichiamo, che il particolare carattere unificante messo in ridicolo dal Marassi è, in realtà, un elemento a favore dei risultati empirici ottenuti dal professore.

Le tre malattie possono essere tutte insieme definite – metaforicamente, ma non tanto – “malattie dei fili scoperti”. Le cellule nervose in processo di senescenza, diffuse negli organismi vecchi, ma presenti in piccolo numero anche nei soggetti giovani, perdono rinsecchendosi le loro protezioni coibenti e rimangono vittime di folgorazioni, ustioni, cicatrizzazioni.

Per quanto riguarda il cancro, i lettori hanno a disposizione l’inchiesta che facciamo seguire e che si richiama alla nostra comunicazione del 16 aprile 1971, anch’essa qui pubblicata. Riportiamo da un’altra pagina del giornale citato sopra la descrizione della causa di insorgenza della sclerosi multipla, in un articolo di Evelina Perfetto:

“Di notevole impatto sociale (…) è anche la sclerosi multipla, una malattia causata dalla distruzione della mielina. Biancastra, simile al grasso, con alta resistenza elettrica e quindi buona capacità isolante, la mielina riveste le fibre nervose per proteggerle e permettere la trasmissione degli impulsi nervosi, ovvero degli ordini che il cervello invia a tutti gli organi. A molti è capitato di osservare cosa accade quando rimane “scoperto” un filo elettrico, quello ad esempio dalla spina al lume: tutto il sistema va in corto circuito e la lampadina, anche se intatta, non si accende più. Lo stesso, all’incirca, accade se in qualche punto lungo il nervo si distrugge il rivestimento di mielina. L’impulso elettrico non riesce più a viaggiare normalmente e quindi la trasmissione dei messaggi viene rallentata o bloccata.”

Evidentemente, lo scandalo fatto intorno alla possibile valenza multipla del farmaco rientra nella idiosincrasia ufficiale per qualsiasi ottica che guardi al di là della punta del naso. Peraltro, il cosiddetto “cocktail” della cura Di Bella (somatostatina ed altri farmaci) potrebbe essere sperimentato in modo meno complicato e meno “lento”, provandone l’effetto di ripristino o rinvigorimento della resistenza elettrica cellulare in vitro, su cellule in stato precanceroso. Si deve osservare che già altri farmaci ben conosciuti, come l’aspirina, hanno una efficacia consimile, confermata correlativamente dall’effetto pericoloso, all’estremo opposto, di impedire l’aggregazione delle piastrine e quindi di provocare emorragie. Non è da escludere un uso profilattico, entro limiti di prudenza, dell’aspirina o di farmaci ad azione analoga, tra i quali potrebbe esserci la stessa somatostatina (ovviamente, non a prezzi da pirateria farmaceutica).

In generale, è il calore il rimedio naturale contro una superconduttività di natura biologica, e nell’esperienza come nella letteratura medica ricorre la terapia ipertermica sia per il cancro sia per la sclerosi. Ma ancora una volta la differenza tra l’empiria e la conoscenza eziologica è enorme. Il concetto corrente è che il calore distrugga le cellule cancerose, meno resistenti ad esso di quelle normali. Non ne viene, così, individuata la primaria capacità correttiva degli stati precancerosi: capacità che risiede nella funzione di riportare a una normale condizione di resistenza elettrica le cellule prossime a degenerare.

Il danno di questo punto di vista limitato è duplice. Il primo è la possibilità, spesso verificata, di eccedere nell’applicazione ipertermica, distruggendo i tessuti al di là del confine tra cancro e parti sane, in vista solo del distruggere le cellule malate, invece che del riattivare le cellule non ancora colpite dall’insulto. Il secondo è quello di non riconoscere la generale funzione preventiva del calore, razionalmente usato, sia nella direzione della profilassi del cancro sia nell’altra di mantenimento dell’intero organismo in una condizione più “giovanile” e florida (utilità di saune, fanghi, acque termali). Il calore è, in definitiva, il rimedio istituito in generale dalla natura contro il fenomeno della “senescenza”, che è la decadenza gravitazionale degli organismi per eccessivo addensamento centripeto (“rinsecchimento”, di cui è conseguenza il freddo avvertito dagli anziani assai più che dai giovani). Esso è, di contro, fattore di incremento degli eventi di “fuga” gravitazionale tra le molecole delle cellule, tale da contrastare la sclerotizzazione della sostanza organica intracellulare dovuta alla vecchiaia.

L’ “esercizio muscolare” è un meccanismo naturale produttivo dell’effetto calorico, e quindi utile allo scopo, anzi agli scopi suindicati. I muscoli sono assai raramente soggetti al cancro, per la temperatura elevata (fino a 43°) che si produce in essi, quando vengono attivati. Gli uccelli, con temperatura corporea normalmente elevata, non soffrono di cancro.

Ma veniamo al più importante e universale esempio di calore-rimedio apprestato dalla natura contro le patologie degli organismi animali. Paradossalmente, nei decenni recenti è proprio contro di esso che l’uomo si è scatenato in una lotta spesso autolesionistica. Si tratta della febbre. Sono classici i casi di remissione o addirittura guarigione da tumori di vario tipo in seguito ad occasionali accessi di febbre. L’enorme aumento del cancro negli ultimi tempi è certamente dovuto, oltre che agli altri fattori legati all’ambiente profondamente modificato della vita contemporanea (industrializzazione, inquinamento, ecc.), anche e soprattutto alla drastica riduzione del fenomeno della febbre a causa dei farmaci antinfettivi e antinfiammatori introdotti nell’uso medico.

Naturalmente, non si vuole qui fare una campagna misoneistica contro gli aspetti positivi di queste armi della medicina moderna, che sono servite a debellare tante malattie prima mortali. Si può, peraltro, considerare l’opportunità di non esagerare con la lotta a febbri occasionali e l’utilità, in certi casi, di somministrare reattivi pirogeni non dannosi. Intendiamo, in ogni modo, e per concludere, sottolineare la “razionalità” unitaria delle leggi di natura: qualità continuamente misconosciuta dalla specializzazione ad oltranza del metodo clinico-terapeutico contemporaneo, che vede l’unghia e non vede la mano.

23 Febbraio 1998

 

Riportiamo ora la comunicazione scientifica del 16 aprile 1971 pubblicata su Tempo nuovo 2/1971, alla quale uniamo due immagini correlate: quella del rigonfiamento di una cellula, colpita dalla folgorazione intranucleare, e dell’inizio della sua mitosi ormai incontrollata (Domenica del Corriere, 5 Maggio 1974, servizio di Gian Franco Venè), e l’altra del corrispondente processo espansivo di una stella nova (Nova Herculis 1934, da Paolo Maffei, Al di là della Luna, Biblioteca EST Mondadori, 1973).

Napoli, 16 aprile 1971

 

   Le basi teoriche di questa comunicazione risiedono in una nuova scienza, la fisica unigravitazionale, il cui autore è consapevole che per la stragrande maggioranza dei lettori un tale riferimento è attualmente privo di significato, a causa della ancora ridotta diffusione degli scritti dimostrativi. Tuttavia l’estrema importanza ed urgenza dell’argomento inducono l’autore a prescindere da siffatta considerazione, allo scopo di divulgare nella maniera più rapida possibile una fondamentale acquisizione relativa all’eziopatogenesi del cancro e alla sua cura biologica.

   Il lettore non ceda alla prima impressione di azzardo, che una tale affermazione può suscitare, ma giudichi serenamente quanto appresso si dirà, considerando che una corretta “lettura” delle leggi fisiche universali deve avere come sua naturale conseguenza la soluzione dei più complessi ed oscuri problemi biologici.

   Il processo che determina l’insorgere d’un cancro ha una precisa attinenza con un fenomeno ben noto su scala cosmica: la legge operativa dei fenomeni naturali è infatti unica nel macrocosmo e nel microcosmo e riguarda sia le sostanze non biologiche sia quelle viventi. Il fenomeno, che qui necessariamente si riassume, è il seguente.

   L’addensamento gravitazionale della materia porta alla formazione di nuclei molto più densi delle zone periferiche e assai meglio orientati magneticamente. Ciò implica una maggiore regolarità dei moti atomici e molecolari in profondità che in superficie, e correlativamente una sempre più elevata conduttività elettrica a misura che si procede verso il nucleo. Il condensamento prosegue di norma gradualmente, attraverso una serie di crisi cicliche localizzate (ad esempio, nelle macchie e nelle protuberanze solari, di carattere rispettivamente sismico e vulcanico), che dànno luogo a successive fasi di migliore assetto con temperatura progressivamente decrescente.

   Se il condensamento è graduale, come di solito avviene in corpi di massa non troppo grande, non risulterà mai eccessiva la differenza di densità, di orientamento magnetico e di conduttività elettrica tra i vari strati della materia gravitante: il corpo si addensa e si raffredda in regolare progressione, senza episodi drammatici.

   Se invece, in corpi di grande massa, il condensamento procede in maniera squilibrata tra centro superdenso e periferia rarefatta, il nucleo diventa superconduttivo, finendo con l’annullare in sé ogni resistenza elettrica all’interazione impetuosa degli agitati strati circostanti. Accade allora un fenomeno catastrofico, del tutto identico a un’immane folgore, che dalla periferia irrompe nel nucleo superconduttivo innescandovi un processo esplosivo a catena: il corpo scoppia, smembrandosi. Tale è, negli astri, la genesi – rarissima – d’una “nova” o d’una “supernova”.

   Spostiamo ora la nostra osservazione su un organismo biologico. Le cellule nella loro intima struttura subiscono, come qualsiasi aggregato materiale, un processo temporale di condensamento e raffreddamento, la cui ultima fase è la senescenza. Questa è appunto caratterizzata da un restringimento e un irrigidimento cellulare, segni tipici della vecchiaia. Tale processo è di norma lento e graduale, perfettamente analogo a quello che trasforma una stella espansa in un pianeta denso e freddo.

   Tuttavia qualcuna tra i molti miliardi di cellule che compongono un organismo (rarissima quindi, come tra le stelle una “nova”), irregolarmente ispessitasi per un eccessivo e sbilanciato accumulo di materia, va incontro a una catastrofe identica all’esplosione astrale: per conseguenza, l’improvviso disorganizzarsi delle sue parti e delle sue relazioni con le cellule vicine rende il fenomeno riproduttivo irregolare e infrenabile. Il cancro inizia il suo corso.

   Se questa analisi è corretta, la prevenzione di un tale evento non può che aversi riattivando termicamente la cellula, interrompendo cioè il processo che instaura la superconduttività del nucleo profondo, troppo denso rispetto alla periferia elettricamente agitata. Orbene, la prova evidente di ciò è costituita dal fatto accertato che malati di cancro, fortuitamente colpiti da violenti accessi febbrili, hanno visto regredire il tumore. Sulla base di queste casuali esperienze, è stata applicata con successo nell’istituto “Regina Elena” di Roma la perfusione ipertermica: febbri altissime, provocate artificialmente nei malati, hanno consentito a questi, originariamente inoperabili, una lunghissima sopravvivenza.

   Il focolaio canceroso viene infatti circoscritto, poiché le cellule limitrofe, già in procinto di subire lo stesso processo di folgorazione, si salvano grazie alla riattivazione termica. Anche se le precedenti cellule tumorali conservano la loro autonoma proprietà riproduttiva, non si creano nuovi centri cancerosi e i già esistenti possono venire bloccati o addirittura distrutti dalla reazione anticorpale dell’organismo. Ma di gran lunga più importante del valore curativo nei confronti d’un cancro già in atto, è l’aspetto profilattico della terapia: innocui reattivi febbrili, praticati in tempo e periodicamente, ci immunizzeranno con sicurezza dal morbo.

   E’ facile osservare a questo punto, che l’avanzata dei tumori negli ultimi decenni è stata causata non solo da un estendersi della vita media, quindi della senescenza, e dai fattori della moderna era industriale determinanti il sovraccarico gravitazionale nelle cellule, ma anche – paradossalmente – dalla sempre minore incidenza della febbre negli organismi umani, a causa dell’impiego sempre più vasto di farmaci ad elevata azione antifebbrile.

   Ovviamente la stessa terapia, opportunamente dosata, può valere come profilassi dell’invecchiamento: a nessuno sfuggirà il significato di tali diverse e armoniche implicazioni. Eliminato ogni empirismo con la conoscenza delle basi biologiche del fenomeno, è aperta la più naturale e la più facile e sicura delle strade per il dominio dell’uomo sul cancro e sulla vecchiaia.

   Il residuo di una “supernova”, esplosa nel 1054, è costituito da una nebulosa, denominata per la sua particolare forma “Nebulosa del Granchio”. Il nome è identico a quello del morbo (latino cancer = granchio): coloro che chiamarono nella stessa maniera due forme somiglianti, apparentemente eterogenee nella sostanza, ignoravano che invece esisteva alla base un fenomeno identico, di cui proprio quel nome comune conteneva la prodigiosa spiegazione.

                                         Renato Palmieri

 

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