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Cap.2.2 L’elettromagnetismo:ciò che la fisica odierna vede, ma non c’è…

Capitolo 2.2  L’elettromagnetismo:ciò che la fisica odierna vede, ma non c’è…

Affrontiamo ora un argomento che richiede una particolare attenzione critica nell’interpretazione di fenomeni comunissimi, letti con una vera e propria distorsione ottica dalla fisica corrente.

Il nostro compito diventa più difficile, perché si tratta di smontare una falsa evidenza: quella dei fenomeni di “repulsione”, che si manifestano nell’ambito delle forze elettromagnetiche e nucleari, mentre mancano nel dominio della gravitazione.

Cariche elettriche eguali si respingono; contrarie, si attraggono. I protoni si attraggono nel nucleo; si respingono oltre la “barriera elettrostatica”. Poli omologhi di due calamite si respingono; opposti, si attraggono. Di tipo repulsivo sono anche i fenomeni di rimbalzo (da urto) e rinculo (da spinta).

Diremo una cosa a prima vista incredibile, ma preghiamo i lettori di controllare lo shock e di seguire con calma i ragionamenti e soprattutto le prove che daremo della seguente affermazione:

   La fenomenologia repulsiva è appunto solo fenomenologia, ossia è apparenza di altro: in natura non esiste “repulsione”.

Ed ecco la lettura gravitazionale di quei fenomeni:

   Gli eventi che vengono usualmente interpretati come “repulsivi” sono, in realtà, di fuga gravitazionale: a distanze e velocità reciproche sufficientemente grandi i corpi sfuggono all’attrazione vicendevole per cadere in quella di corpi e campi esterni. In altri termini, ciò che appare respinto da qualcosa, è invece attratto da una prevalente forza di campi esterni al sistema di riferimento.

Di tutto ciò passiamo subito a dar conto con alcuni ragionamenti in questo capitolo e con prove precise nei capitoli successivi.

PRIMO RAGIONAMENTO:

Supponiamo che una cometa a traiettoria iperbolica – cioè non periodica – ruoti strettissima intorno al Sole, la cui accelerazione gravitazionale la fa poi tornare verso lo spazio esterno in una direzione angolarmente simmetrica rispetto all’asse e agli asintoti dell’iperbole. Un osservatore di dimensioni galattiche penserebbe che la cometa – piccolissimo corpuscolo per lui – sia andata a sbattere contro qualcosa e ne sia stata respinta: ne nascerebbe anche una precisa rappresentazione geometrica di raggio incidente e raggio riflesso (gli asintoti rispetto all’asse), se il Sole si facesse atomo di uno specchio e la cometa fotone. Nella realtà, sappiamo bene che si è trattato di un evento gravitazionale di solo carattere attrattivo: la direzione e la velocità assunta dalla cometa sono state tali che sul campo gravitazionale solare, attrattivamente vincente in prima istanza, sono poi prevalsi campi e forze esterni, sempre attrattivi, determinando la fuga della cometa rispetto al Sole.

SECONDO RAGIONAMENTO:

Un osservatore molto più grande del precedente, di dimensioni spaziali e temporali megagalattiche, guarda coi suoi strumenti un ammasso globulare di miliardi di stelle – corpuscoli per lui – e vede un rimescolio di particelle di masse consimili (le stelle) che si scansano reciprocamente, deviando velocemente e in continuazione dai rispettivi percorsi: penserà allora che quelle particelle si respingano tra loro (come per i fisici i protoni o gli elettroni). Ma noi sappiamo che in quell’ammasso vige un equilibrio gravitazionale dinamico dovuto proprio all’equivalenza media delle masse stellari, che attraendo le altre masse in modo statisticamente equilibrato creano innumerevoli situazioni di fuga reciproca, a causa delle grandi distanze, delle mutue velocità e delle direzioni di moto disparate.

Se facciamo crescere ancora le dimensioni dell’osservatore, troveremo che la sua visione si complica e si avviluppa in errori crescenti. Moltiplicandosi e rimpicciolendosi gli ammassi stellari sottoposti alla sua attenzione, l’ottica della lettura si inverte addirittura: quelle stelle-corpuscoli che, a dimensioni inferiori del sistema di osservazione, sembravano respingersi adesso appariranno attirarsi all’interno di ciascun ammasso e respingersi tra un ammasso e l’altro. Egli dovrà quindi inventarsi una forza nucleare forte, attrattiva (protoni nel nucleo, stelle nell’ammasso) e una forza elettromagnetica, repulsiva (protoni fuori del nucleo, stelle da un ammasso all’altro), con in mezzo una “barriera elettrostatica”.

Inutile dire che i sistemi planetari saranno per lui composti attrattivamente da stelle “positive” e pianeti “negativi”. In realtà, l’orbitazione di masse minori rispetto a una massa maggiore è il risultato, sulle masse minori, di un equilibrio attrattivo dinamico tra la massa centrale e tutti i sistemi gravitazionali del restante universo.

Infine, se le dimensioni dell’osservatore dovessero crescere troppo, egli fonderà la meccanica quantistica e il “principio di indeterminazione” su scala cosmica.

TERZO RAGIONAMENTO:

Questo terzo argomento può sembrare metaforico, ma non lo è. Esso mostra come l’idea di una forza “repulsiva” si insinua erroneamente nella vita comune, mentre la natura conosce solo la legge dell’attrazione. Lo presentiamo in forma, per così dire, maschilista: un uomo tra due ragazze, una bella e l’altra brutta, ma è sessualmente reversibile: una donna tra due ragazzi, uno bello e l’altro brutto.

Dunque, io mi trovo nella sala di una nave in crociera, solo con le due ragazze. Provo attrazione per la bella, alla quale mi avvicino per attaccar bottone, allontanandomi dall’altra, per cui provo “repulsione”. A un certo punto la bella si allontana, ma in me persiste la sensazione di repulsione nei confronti della brutta. Disgrazia vuole che la nave affondi per una tempesta e io mi trovo sbattuto su un’isola deserta da solo con la brutta. Col passare dei giorni e delle speranze di un salvataggio, ecco che in me si attenua sino a sparire l’aspetto repellente della brutta, per la quale finisco col provare solo attrazione sessuale, che mi spinge a cercarne il contatto.

L’analisi corretta dell’episodio è che io ho sempre provato attrazione per entrambe le ragazze: è prevalsa l’attrazione per la bella fino a quando esisteva un movente reale o di ideale possibilità che me la faceva confrontare con l’altra. Svanito questo definitivamente, è riemersa l’attrazione di fondo, che c’è sempre stata anche per l’altra.

L’analisi comune ma scorretta introduce un fattore falso: la “repulsione”, che mi costringe a etichettare arbitrariamente le situazioni successive. Per esso io e la brutta siamo elettroni negativi, la bella è un protone positivo, intorno al quale io corro ad orbitare. Nell’isola deserta, la brutta deve però diventare un positone (elettrone positivo) e pertanto io e lei possiamo eccezionalmente accoppiarci, formando il “positronio”.

E’ inutile dire che l’introduzione di un elemento esplicativo che non esiste è l’avvio di una catena inarrestabile di errori che porta senza rimedio fuori strada. Nei capitoli successivi diamo le prove certe di questi tre ragionamenti, con i quali si abolisce un’altra presunta differenza tra la gravitazione e le altre forze: il dualismo attrattivo-repulsivo delle forze atomico-nucleari.

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