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Cap.1.4-1.6 Ci sono troppe coincidenze in Natura…

Capitolo 1.4  L’insetto e la luce. Le strutture spirali.

In CRESCITA E FORMA di D’Arcy W. Thompson (Boringhieri 1969) si legge:

  “Un singolare esempio di questa spirale (logaritmica) ci è dato dal cammino seguito da certi insetti verso una candela. Data la struttura dei loro occhi composti, questi insetti non vedono in modo direttamente frontale ma secondo un certo angolo e poiché essi correggono continuamente la loro direzione in rapporto a questo angolo costante, seguono per giungere a destinazione un cammino a spirale ” (p. 198).

   Una spiegazione tale è tipica del ragionamento – se così si può chiamare – puramente esteriore ed empirico della scienza contemporanea di fronte ai fenomeni della natura. Esso si potrebbe tradurre in parole più semplici nel seguente: “Gli insetti vanno verso la candela con un percorso a spirale perché hanno gli occhi storti”.

    Un minimo di riflessione deve invece indurre a pensare che è la struttura del campo elettromagnetico ad avere determinato evolutivamente la particolare conformazione degli occhi dell’insetto e il suo modo di muoversi nello spazio. Se consideriamo i raggi della radiazione corpuscolare che parte dalla sorgente e l’angolo costante sotto cui una spirale logaritmica li taglia, avremo subito evidenti i due caratteri geometrici che un campo elettromagnetico deve possedere: la longitudinalità (raggi come traiettorie di corpuscoli) e la trasversalità (spirale come guida di onde).

   Purtroppo, però, Schrödinger (Che cos’ è la materia?, in LA FISICA E L’ATOMO, Zanichelli 1969) rileva sconsolatamente che nella fisica d’oggi

“…questi concetti di struttura longitudinale e trasversale non sono esattamente definiti ed assoluti, poiché non lo sono nemmeno quelli di fronte d’onda e di normale”.

   In organismi superiori, dove l’evoluzione ha sviluppato una migliore e più diretta visualità, con la prevalenza della componente longitudinale su quella trasversale – e quindi mediante occhi non sfaccettati -, persistono tuttavia nei sistemi organici di orientamento automatico le medesime tendenze direzionali dell’insetto. Un uomo che vaga nel deserto senza punti di riferimento segue un percorso a spirale. Nelle gare di mosca cieca svoltesi tempo fa a Napoli nella piazza del Plebiscito, le persone che ad occhi bendati la dovevano attraversare in modo rettilineo si comportavano come chi si smarrisce nel deserto.

   Il campo che ha costruito per evoluzione naturale gli occhi degli insetti è quello disegnato dall’equazione cosmologica nel nostro logo. Basterà aggiungervi i raggi (fig.1): ossia le normali d’onda dell’articolo succitato di Schrödinger, che non sa – non da solo, ma con tutta la fisica odierna – come combinarle con la sperimentata trasversalità d’un campo elettromagnetico. La banda spirale formata dalla sovrapposizione dei fronti d’onda, che quindi vi sommano le loro intensità efficaci, determina una strada privilegiata di natura magnetica per l’insetto verso la candela: tale strada è evidentemente trasversale rispetto ai raggi della luce corpuscolare, cioè rispetto alla componente longitudinale del campo.

Fig.1

Sottoprogramma "Propagazione". Cliccare "Avanti" 44 volte.

   Prima di illustrare a fondo le caratteristiche matematiche, geometriche e funzionali del campo disegnato dal logo, cominciamo col delinearne alcune. Le circonferenze tracciate sullo schermo sono in realtà sezioni di onde sferiche lungo un piano equatoriale geometrico che le taglia a metà. La loro propagazione è centrifuga e rotante intorno a un baricentro eccentrico posto all’incrocio degli assi. La materia esterna (nel nostro caso, l’insetto) confluisce verso quel baricentro con moto centripeto e spirale lungo una banda come quella che nel logo è stata disegnata dal semplice affollamento dei fronti d’onda.

   Come l’insetto si comporta una particella – per esempio, un elettrone – attirata in un campo magnetico. Ma fanno la stessa cosa le stelle attirate nel campo gravitazionale di una galassia spirale (come la galassia “Vortice” M 51) o le nuvole in un campo di bassa pressione atmosferica o le molecole calcaree nella conchiglia di un Nautilo. Una sola legge fisico-matematica governa l’Universo in ogni ordine di fenomeni, come si vedrà nell’intero corso di questa trattazione.

Cap.1.5 La simmetria speculare. Le strutture a cuore.

   Si potrebbe istituire un premio speciale per chi riuscisse a trovare nei libri della più avanzata speculazione scientifica una spiegazione qualsiasi di un fenomeno comunissimo: quello della simmetria bilaterale speculare, per cui – ad esempio – la mano destra non è eguale alla sinistra, ma ne è l’immagine allo specchio. L’intero organismo umano e quello di tutti gli animali superiori è conformato a questa simmetria, che è frequentissima – per ragioni che vedremo e che la scienza corrente ignora – soprattutto nell’ordine biologico (caso tipico quello dei molluschi bivalvi e di tutte le forme “a cuore”).

   La ragione prima sta nell’anisotropia e nella dipolarità del campo ondulatorio gravitazionale (quello del logo). La propagazione primitiva di tale campo è sferica, ma non concentrica, quindi non isotropa, cioè non è sfericamente simmetrica in tutte le direzioni dello spazio. Il suo sviluppo geometrico segue un andamento a spirale logaritmica, che le conferisce una precisa dipolarità: le onde, espandendosi sfericamente, ruotano eccentricamente intorno a un asse polare, i cui estremi – convenzionalmente “polo Nord” e “polo Sud” – vedono la rotazione svolgersi rispettivamente in senso antiorario e orario. La propagazione del nostro logo, quindi, ruotando in senso visualmente orario, ha il suo asse di rotazione perpendicolare allo schermo nel baricentro (incrocio degli assi cartesiani: v. fig.1 di cap.1.1), col polo Sud di qua dallo schermo e il Nord sotto lo schermo.

   Peraltro, la materia attirata nel campo (negli esempi del capitolo precedente, l’insetto, la particella, le stelle, le nuvole, le molecole calcaree), vi confluisce con moto centripeto, quindi in senso opposto allo sviluppo centrifugo della propagazione. Ciò significa che il movimento della materia attratta nel campo ha polarità opposta rispetto alla propagazione: la banda spirale del logo, segnando il cammino centripeto antiorario dell’insetto, dell’elettrone, ecc. nel campo, ha il polo Nord di qua dallo schermo e il Sud sotto.

   Disegniamo ora sullo stesso piano del logo una propagazione identica ma a poli invertiti, cioè con asse antiparallelo all’asse del logo, entrambi perpendicolari al piano dello schermo nei rispettivi baricentri (fig.2): conosceremo in seguito il motivo funzionale di questa interazione privilegiata tra due sorgenti di campo. Abbiamo intanto, sotto i nostri occhi, una evidente struttura a simmetria bilaterale speculare, che ci richiamerà l’immagine di un mollusco bivalve, di un cuore, di una foglia “cuoriforme”, del disco facciale di un barbagianni, e infine – attenzione! – la posizione di due gemelli omozigoti nell’utero della madre e la configurazione simmetrica dei due emisferi cerebrali.

Fig.2

Sottoprogramma " B/Symm". Assi Cartesiani (incrocio XY appena più su del centro). Cliccare "Play".


   Ma la cosa più straordinaria è che la doppia propagazione eccentrica mostra una facoltà mai da nessuno immaginata, benché sia geometricamente evidente: quella cioè di far confluire a coppie le proprie onde in una sola onda sfericamente coincidente con entrambe. E’ l’onda che in fig.2 appare marcata proprio dalla sovrapposizione delle due primitive al convergere delle due bande spirali (non le marcate esterne, che raffigurano un altro fenomeno, del quale si parlerà in seguito). Una tale proprietà non potrebbe appartenere a propagazioni di tipo concentrico, le quali possono solo portare le rispettive onde a intersecarsi tra loro, ma mai a fondersi sfericamente nello spazio.

   Vedremo che da questa che si può definire coniugazione ondulatoria (coniugium = connubio) tra due sorgenti gravitazionalmente “equintense” (ossia, di pari intensità) nasce, come si rappresenta nella figura, una propagazione figlia di forma concentrica, dalla quale derivano le strutture naturali circolari (forme sferiche e cilindriche). I termini qui usati, di “coniugazione” e “propagazione figlia” non hanno un puro valore simbolico, ma indicano in modo reale che la genesi stessa del fenomeno della vita è già nella facoltà di composizione e coniugazione tra due propagazioni fotoniche, insita primitivamente nel corpuscolo elementare. La biologia vera e propria sarà poi il risultato evolutivo finale di tale facoltà elementare col determinarsi di particolari condizioni, come quelle che hanno caratterizzato e distinto il pianeta Terra tra tutti i pianeti del sistema solare

   Tutte le strutture dell’universo si riconducono a quelle sinteticamente indicate in questi due capitoli:

a) forme spirali-elicoidali;

b) forme circolari.

   Non sfuggono a questa classificazione strutture che sembrerebbero non potersi riportare ad essa, come i cristalli: anche questi vi rientrano chiaramente, se vengono risolti al microscopio e con analisi diffrattografica. La scienza corrente vede i fenomeni morfologici finora accennati come somiglianze, analogie, cioè come apparenze esteriori, che essa descrive soltanto, senza capirne l’effettivo legame genetico.

   Vedremo in seguito l’origine più profonda di particolari simmetrie, come quella pentaradiata (o stellata) estremamente diffusa in natura. La morfogenesi trova nell’equazione cosmologica una spiegazione assolutamente universale.

Cap.1.6 La traslazione. Le strutture chirali: destrogire e levogire.

   Operando sulla fig.1 capiremo un altro fondamentale fenomeno naturale del quale la fisica ufficiale parla abbondantemente senza saperne assolutamente nulla, come essa stessa riconosce (LE SCIENZE n.259, marzo 1990, La chiralità dell’universo, di Hegstrom e Kondepudi). La chiralità, dal greco cheir (mano), si verifica quando un corpo – come appunto una singola mano – è eterogiro, presentando un andamento destrorso o sinistrorso (destrogiro o levogiro): i due diversi andamenti sono l’uno l’immagine speculare dell’altro. Il fenomeno si definisce anche enantiomorfismo, dal greco enantìos (contrario) e morfè (forma).

   Chi legge l’articolo succitato si rende conto di due cose: della vastità del fenomeno in natura – dagli atomi alle molecole, al DNA, agli amminoacidi e all’intero mondo vegetale e animale – e della confessata ignoranza della fisica teorica sulle cause che stanno al fondo del problema.

   Non si confonda l’enantiomorfismo ora detto con la anisotropia di cui al precedente capitolo, anche se l’uno è conseguenza diretta dell’altra. Il campo disegnato dal logo è – come si è rilevato – anisotropo, cioè non simmetrico in ogni direzione dello spazio, ma il suo andamento destrorso, ovvero orario, o sinistrorso, ovvero antiorario, rappresenta una differenza solo visuale, cioè sta nella prospettiva diversa rispetto ai due poli dell’asse di rotazione. Perché si instauri una opposizione di tipo speculare, deve intervenire un moto traslatorio del baricentro di campo verso il Nord o verso il Sud visuale, così che le onde si distribuiscano non su un solo piano, ma su piani successivi nel senso della direttrice di traslazione.

   In tal caso l’andamento orario o antiorario (meglio che destrorso o sinistrorso) non sarà un fatto solo di prospettiva, ma strutturalmente irriducibile al suo contrario.

   Con un esempio pratico (che però è significativo della capacità eziologica, cioè rivelatrice di cause, del nostro discorso), la conchiglia di un Nautilo, perfettamente complanare, non ha chiralità: è achirale (restando anisotropa); quella di una chiocciola – a traslazione Sud – è chirale destrorsa, come la gran parte delle conchiglie univalvi.

   La differenza tra i due aspetti naturali di una traslazione verso il Nord o il Sud di campo (rispettivamente Sud e Nord del moto attrattivo della materia: v. capitolo precedente) richiederà una ulteriore trattazione in seguito, ma è già evidente che essa rimarrebbe – come è nella fisica ufficiale – del tutto incomprensibile senza la necessaria premessa della vera struttura geometrico-matematica del campo aggregante, che è il nostro campo unigravitazionale.

   Nelle figg.3 e 4 si evidenzia l’enantiomorfismo delle corna di uno stesso animale, inserendo in fig.1 (con riduzione delle proporzioni) l’effetto della traslazione del baricentro di campo da destra a sinistra dello schermo: in fig.3 verso il Nord (corno sinistro) e in fig.4 verso il Sud (corno destro) delle due propagazioni. Deve intendersi che l’asse di rotazione del campo di fig.1, che era perpendicolare allo schermo nel baricentro di quel campo, è ora rappresentato dall’asse orizzontale, intorno a cui ruotano le onde su piani equatoriali perpendicolari allo schermo e paralleli tra loro, che si succedono da destra verso sinistra.

Fig.3

Sottoprogramma "Propagazione". Assi Cartesiani (incrocio XY all'estrema sinistra). Dopo "Play", cliccare "Stop" quando la propagazione supera il margine destro.

Fig.4

Assi Cartesiani (incrocio XY all'estrema sinistra). Dopo "Play", cliccare "Stop" quando la propagazione supera il margine destro.

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