Stampa Pagina

Appendice.

   Appendice.

   § 1. L’opera presente si è aperta su una conchiglia, fatta testimone e documento delle leggi dell’intero universo. Con la stessa è naturale che il lavoro si concluda, traendone un’informazione fondamentale sul processo primordiale della vita. Inutilmente i nostri lettori cercheranno sui testi più aggiornati non diciamo la soluzione del problema che ora presentiamo, ma anche solo una traccia o un sospetto dell’esistenza stessa del problema.

Disponete dunque sotto i vostri occhi, su un piano, la conchiglia di una comune chiocciola, tenendola tra due dita con l’apice rivolto in basso. Sarà come vedere dal cielo sotto di voi il vortice di una tromba marina, che si avvita verso Terra in senso orario, e per le motivazioni magneto-gravitazionali ripetutamente illustrate nel corso della nostra indagine sappiamo di trovarci (idealmente) in una situazione dell’emisfero australe.

Consideriamo ora che i Gasteropodi sono una delle forme biologiche presenti lungo tutte le ere geologiche, dal Cambriano ad oggi, e sono quindi un segnacolo fondamentale del generale processo della vita. Senza bisogno di trovare precisamente anche in questo caso un pluriricercato “anello mancante”, possiamo essere certi che le forme animali che nel precambriano preparavano la nascita dei Gasteropodi vivevano nel grembo liquido dell’antica Panthalassa, l’immenso oceano in massima parte meridionale, come ancora oggi dimostra la ripartizione di mari e terre emerse nell’attuale planiglobo. Quelle primitive creature prendevano – nascendo, crescendo ed evolvendo geneticamente – la forma vorticosa oraria, gravitazionalmente tipica di tutti i vortici di quella parte del globo. Successivamente la conchiglia non poteva che assumere definitivamente la stessa impronta genetica del corpo animale e conservarla immodificata in qualsiasi anche diverso ambiente naturale.

A questo punto, sanno bene i nostri lettori che non fa ostacolo alcuno alla nostra tesi la presenza di rare conchiglie sinistrorse tra i Gasteropodi, come anomalia del tutto giustificata dalla natura dei campi magneto-gravitazionali (ignota ai cacciatori della famigerata “antimateria”). Nemmeno ci preoccupa il “ grido di dolore” dei neodarwinisti, i quali, sostenendo all’ultimo sangue l’evoluzione per selezione, non sanno fare il conto di quanti incalcolabili miliardi di anni, più dei pochi che sappiamo reali, sarebbero stati necessari perché dalla nuda materia si pervenisse “casualmente” all’Uomo.(Perfino Monod, quando afferma che l’uomo è solo nell’universo, sembrava avesse capito che quella probabilità è una su infinite, cioè zero!).

   § 2. Ma ecco il meraviglioso passo della Natura, che ci porta dall’umile chiocciola alle altrettanto familiari Agavi o Aloe dei nostri terrazzi, fino alla generalità dell’attuale vegetazione del pianeta.

Abbiamo sottinteso nel precedente paragrafo, ma ora lo richiamiamo alla vostra memoria come imprescindibile, il fenomeno della chiralità, in questo caso della conchiglia dei Gasteropodi, connesso alla traslazione del baricentro lungo l’asse di crescita (“columella”), che ci ha permesso di determinare l’andamento vorticoso orario della conchiglia, dall’imboccatura all’apice.

Anche le piante, come gli animali, si sono evolute da un primordiale ambiente acquatico verso la terraferma e la loro crescita si è rivolta in direzione della luce, cioè verso l’alto. Ed ecco un problema preliminare che nessuno fin oggi si è posto: che cosa significa gravitazionalmente “crescere verso l’alto”? In “La fisica unigravitazionale” del 1971, pag.65, l’autore fa rilevare che la sua rivoluzione rispetto a Newton sta nel “rilanciare in alto la mela” famosissima e constatare semplicemente che “questa sale, perché attirata dalle stelle!”. Ovvero, quella che comunemente si chiama “velocità di fuga” di un corpo dalla Terra è solo quel suo valore elevato che sostituisce definitivamente al verso attrattivo del moto in direzione della Terra quello, egualmente attrattivo, in direzione dell’universo esterno. Ma è anche velocità di fuga quella di misura inferiore che, instaurata da eventi di fuga microcosmici dovuti a interazioni locali, opera la stessa sostituzione solo provvisoriamente, fino a quando la decelerazione verso Terra annulla e supera l’accelerazione verso le stelle, invertendo il senso del moto.

Identico, anche se con tempi assai più lunghi del rilancio della mela e contro ogni comune immaginazione, è il fenomeno della “crescita” dei corpi biologici, come ad esempio un albero, che consiste non solo nell’accumulo regolare di materia organizzata verso un baricentro vitale, ma anche nella sua traslazione lungo uno o più assi per eventi microscopici di “fuga” in direzione di prevalenti attrazioni esterne. Dopo il momento magico, confuso nella notte dei tempi, della conquista della stazione eretta da parte del primate “uomo”, che poté così guardare per la prima volta le stelle, ecco che, quel giorno del 1971 in cui brillò nella mente dell’autore il concetto che stiamo esponendo, il genere umano faceva il secondo decisivo balzo, concettuale e morale, della sua ascesa verso le stelle, dal cui Amore si riconosce finalmente attirato, come nel canto finale del Divino Poeta.

   § 3. Ma torniamo ai primordi della Vita, osservando che, sempre nell’antichissima Panthalassa, i primissimi organismi che vi nuotavano si differenziarono in due grandi gruppi, quando una parte di loro, stanziata a non grande distanza dalla superficie, imparò geneticamente il meccanismo della fotosintesi e cominciò a dirigere la sua crescita, appunto, verso l’alto, in cerca della luce, fino a svincolarsi completamente nelle sue forme più evolute dall’ambiente acqueo di origine.

Ebbene, anche gli organismi prevegetali manifestano nella loro evoluzione verso il carattere propriamente vegetale la stessa impronta, di senso orario lungo l’asse di traslazione, degli organismi animali prima considerati: quella propria dei vortici gravitazionali dell’emisfero meridionale. Ma il fatto straordinario, che solo la nuova fisica poteva evidenziare e spiegare, è che, in perfetta armonia con tutto il discorso eziologico fatto sinora, il vortice vegetale è sempre orario come negli animali, ma il suo apice, invece di essere rivolto originariamente verso la Terra, si volge ora – come è del tutto naturale – verso le stelle! E sempre naturalmente, una volta acquisito in modo genetico, tale andamento si conserverà in qualsiasi situazione successiva, fatte le possibili eccezioni, come nel caso delle conchiglie sinistrorse.

Le prove, veramente incredibili, sono le seguenti. Osserviamo nella figura (Enciclopedia Italiana, pag.982 alla voce “Felci”, piante molto antiche nella linea dell’evoluzione) uno spermio cigliato di Felce. Supponete di guardarlo dalla parte dell’apice, ossia “dalle stelle”, e seguite la linea del vortice partendo dalla sua base: vedrete che esso si avvita in senso orario ma verso l’alto, e cioè sempre “verso le stelle”.

Fig.1

Comprimete ora idealmente (ma potete provare con un fil di ferro) l’apice sulla base e spingetelo poi nel verso opposto, cioè “verso Terra”: guardando la figura sempre dall’alto, constaterete l’invorticarsi ancora orario del contorno, del tutto identico a quello della conchiglia nella vostra prima operazione.

In definitiva animali e piante, ossia tutta la Vita, hanno trovato con noi il loro comune atto di nascita nel grembo fecondo della primeva Panthalassa.

   § 4. Se infine sul vostro terrazzo avete un’Agave o un’Aloe, di cui abbiamo descritto precedentemente il tracciato in rapporto alla “stella fotonica”, siete in presenza di un’Angiosperma, cioè al culmine dell’evoluzione vegetale. Seguite quindi dall’alto il percorso pentagonale allora indicatovi, partendo dalla base della pianta: lo vedrete ancora avvitarsi “verso le stelle”, cioè verso di voi, sempre in senso orario, dalle foglie più grandi e più antiche fin su alle più giovani. Non potrete, allora, avere più dubbi sull’attrazione amorosa dell’intero Universo sulla vita che vi circonda.

    § 5. Al contenuto generale dell’opera ci sembra opportuno aggiungere qui, tra i tanti possibili, due aggiornamenti particolarmente significativi.

Il primo è questa foto riportata dal quotidiano di Napoli IL MATTINO del 12 febbraio 2003:

Fig.2

 

La didascalia stessa illustra chiaramente con l’immagine del “cuore” – senza che il redattore se ne possa rendere conto, ignorando la fisica unigravitazionale – la nostra legge della composizione ondulatoria, che è onnipresente in natura nei corpi e tra i corpi.

La medesima foto letta anche alla luce del cap.3.13 (“Le funzioni mentali. La telepatia”) spiegherà i risultati verificatisi in un clamoroso recente esperimento dei fisici dell’Università di Ginevra, i quali – per lo stesso motivo addotto prima -, pur avendoli realizzati praticamente, non hanno nessuna possibilità di capirne il reale meccanismo sulle basi tradizionali.

Il 30 gennaio 2003 la rivista NATURE ha pubblicato un articolo dell’équipe del professor Nicola Gisin, che annuncia – prendiamo la notizia da LA REPUBBLICA di tale giorno –

“di aver teletrasportato un fotone da un laboratorio a un altro, distante esattamente due chilometri”.

Questa stessa dizione, confrontata col corpo della notizia, dimostra che non si è trattato, in realtà, di “teletrasporto” del fotone, come si legge dal titolo (Teletrasporto, il balzo del fotone: “Ha viaggiato per due chilometri”), ma del trasferimento istantaneo delle proprietà di una particella di luce ad un’altra distante due chilometri. Se si fosse verificato il viaggio effettivo di una particella attraverso quello spazio, esso avrebbe richiesto il tempo dovuto alla velocità della luce. Il risultato è, invece, la straordinaria prova fisica della legge unigravitazionale della “composizione ondulatoria”, con la sua contemporaneità istantanea, che nel nostro testo, ai luoghi sopra indicati, abbiamo estesa ai fenomeni telepatici e che qui si manifesta nella coincidenza dei movimenti “a cuore” del collo dei due cigni. L’esperimento dei fisici di Ginevra ha dunque dimostrato, senza che essi ne siano consapevoli, la realtà di una “telepatia” fotonica, che è fenomeno ordinario di tutta la natura e che si riscontra, in modo meravigliosamente estetico, nelle manifestazioni sensibili di quel miracolo che si chiama Amore.

 

Permalink link a questo articolo: http://renatopalmieri.com/?page_id=782